Attenti! Attenti! Arriva sa filonzana
Chi eraè la Parca sarda. In mano tiene il fuso e fila in continuazione un filo sottile.
E' il filo del nostro destino e lei lo conosce, è nelle sue mani.
Veste di nero e ha una gobba tanto pronunciata che quasi la spezza in due.
Ha il volto coperto da una maschera orribile, cattiva e ambigua.
Cosa faFila di continuo e quello che tutti temono è il filo che tiene fra le mani, temono che si spezzi.
La gente ha paura di lei e la rispetta ma non la gradisce; ha infatti una gran brutta fama, anche se nessuno sa da dove derivi.
La notte dei tempi, forse, l'ha vista nascere ma i racconti popolari non ne hanno conservato l'origine.
Sa filonzana è una maschera tipica del carnevale sardo: spesso compare alla fine della sfilata, quasi un monito dopo la baldoria tipica della festa.
Curiosità
- Alcuni dicono che la figura un po' macabra de sa filonzana, accompagnasse i ragazzi a fare una sorta di questua nella notte di capodanno; ogni porta del paese doveva spalancarsi e regalare frutta secca e dolciumi.
La presenza della "filatrice" doveva assicurare una buona riuscita della questua.
Ma per chi non si dimostrava generoso, era inevitabile sentirsi rivolgere frasi o proverbi tradizionali di malaugurio.
Sa Filonzana, di Elisa Careddu
foto: Sa filonzana nel carnevale di Ottana (A. Dessì)
martedì 3 maggio 2011
SA FILONZANA
...IL MITO DELL'ARGIA ...
In Sardegna la amano perché dà vita a feste e divertimenti, la odiano perché provoca malattia e umiliazione: si tratta dell'argia, una vera e propria ballerina variopinta.
In realtà è un animaletto piccolo e molto velenoso: alcuni lo descrivono come un ragno, altri come una grossa formica.
In ogni caso, la sua puntura può essere mortale se non curata nei tempi e nei modi imposti dalla tradizione.
S'argia è avvolta da mille misteri: per i sardi è la sola sopravissuta allo sterminio voluto da Dio degli animali velenosi dell'isola.
Rari gli incontri con qualche "argia maschio": quasi unicamente "femmina", si presenta con tanto di corpetto e gonna.
I colori degli abiti indicano il suo stato civile, come per le donne sarde: nubile, sposata o vedova. Il nero indica la vedova, il bianco la nubile, il maculato la sposa.
In realtà è un animaletto piccolo e molto velenoso: alcuni lo descrivono come un ragno, altri come una grossa formica.
In ogni caso, la sua puntura può essere mortale se non curata nei tempi e nei modi imposti dalla tradizione.
S'argia è avvolta da mille misteri: per i sardi è la sola sopravissuta allo sterminio voluto da Dio degli animali velenosi dell'isola.
Rari gli incontri con qualche "argia maschio": quasi unicamente "femmina", si presenta con tanto di corpetto e gonna.
I colori degli abiti indicano il suo stato civile, come per le donne sarde: nubile, sposata o vedova. Il nero indica la vedova, il bianco la nubile, il maculato la sposa.
...La Surbile....il Vampiro Sardo
In tempi remoti, quando nell’isola la mortalità infantile era assai elevata a causa di febbri malariche e malnutrizione, per dare un senso a morti che altrimenti parevano inspiegabili la fantasia popolare elaborò una figura leggendaria, un’anima maledetta che durante la notte si aggirava per il villaggio in cerca di vittime cui succhiare il sangue. La sùrbile (o coga o stria, a seconda della località) era una donna il cui spirito al calare delle tenebre abbandonava il corpo per tramutarsi in un insetto, generalmente una mosca, e poter così penetrare facilmente all’interno delle case, in cerca di bimbi non ancora battezzati. Si posava sibilando sulla fontanella del neonato e da là attingeva il proprio nutrimento. Poiché pareva preferire bambini cui ancora non fossero spuntati i denti, le madri erano solite porre accanto alla culla una falce dentata : si credeva, infatti, che la sùrbile amasse contare, ma non fosse in grado di andare oltre il numero sette. Si attardava pertanto a contare e ricontare i denti della falce, arrivando fino al sette e ricominciando ogni volta da capo, fino all’alba, quand’era costretta a rientrare nel proprio corpo.
Durante il giorno la donna non conservava poi alcun ricordo dell’accaduto.
In altre zone la sùrbile è uno spirito errante nell’oscurità che si impossessa del corpo di uomini e donne malvagi, facendo prendere loro le sembianze di un gatto nero. Questi scende attraverso il camino e dopo avere succhiato il sangue lo depone nella cenere calda del focolare per farlo rassodare, trasformandolo in un cibo prelibato di cui si nutrirà successivamente (un dolce a base di sangue è caratteristico, tra l’altro, della tradizione culinaria isolana). In ogni caso, prima della sua metamorfosi la sùrbile unge le giunture del proprio corpo con un olio particolare e pronuncia una formula magica:
A pili esse, a pili in fache
in domo che comare mi che agatte
Cioè, con i capelli in senso contrario, con i capelli in faccia, che io mi ritrovi in casa della mia comare. Il sovvertimento dell’ordine naturale come chiave della trasformazione.
Diversi i modi per scongiurare la visita dello spirito maligno. Innanzi tutto tappare con della cera vergine il buco della serratura, quindi sistemare un rametto di issopo sullo stipite della porta d’ingresso. Anche un treppiede rovesciato, posto sotto il letto, aveva il potere difendere il bimbo non ancora battezzato.
All’origine di queste leggende vi sono sicuramente antichi richiami all’animismo neolitico, intrecciati successivamente con credenze fenicio-puniche e romane. Il nome stesso stria, caratteristico della Sardegna settentrionale, infatti, appare come una volgarizzazione del latino striga, a sua volta derivato dal greco stryx.
Il termine sùrbile, invece, sembrerebbe avere una valenza onomatopeica, alludendo al ronzio prodotto dalle ali della mosca in volo.
Resta da chiedersi infine come mai, nell’isola, la figura del vampiro sia quasi esclusivamente femminile. Probabilmente la sùrbile, come creatura notturna, è legata in qualche modo ai culti della luna, dominati da divinità femminili, Diana ed Ecate, ed associati a riti misterici che spesso esigevano sacrifici cruenti.
....tratto dal sito Vampiri.net....
lunedì 2 maggio 2011
La Wicca è la religione delle streghe, una religione che si concentra attorno al rispetto della Natura nella quale vengono riconosciuti il Dio e la Dea.
Molte delle tecniche Wiccan sono di origine sciamanica, quindi può di buon grado essere definita come una religione sciamanica, anche se oggi sono state abbandonate le dure prove del dolore, e l'uso di allucinogeni in favore di canto, meditazione, della concentrazione, della visualizzazione, della musica, della danza della invocazione e del dramma rituale. Con tali tecniche spirituali la strega raggiunge uno stato di concentrazione e di elevazione spirituale.
La Wicca insegna che la Natura include uno spettro di stati mentali e spirituali, dei quali molti di noi ignorano l'esistenza. Un rituale Wiccan efficace consente infatti si scivolare in questi stati consentendoci la comunione con la Dea e il Dio.La wicca non vede le divinità come entità distante, al di sopra della realtà sensibile. La Dea e il Dio sono immanenti, sono entrambi dentro di noi e si manifestano in tutta la Natura. Non vi è nulla che non sia degli Dei. Si può dire quindi che la Wicca aiuti chi la pratica nella comprensione dell'universo e del proprio posto in esso. I templi wiccan sono i prati fioriti, i boschi, le foreste una spiaggia , ogni volta che un wiccan si trova all'aperto è circondato dalla divinità.
Vengono venerati il Dio e la Dea , dualisticamente (anche se non in tutte le correnti wicca) e tenendoli in eguale considerazione , essi sono affettuosi e amorevoli e non distanti ma presenti in natura.Come altre religioni anche la Wicca crede nella reincarnazione la spirale è simbolo di nascita e continua rinascita come in un vortice eterno.
Come altre religioni inoltre la Wicca utilizza magia religiosa. Attraverso la preghiera alle divinità espandiamo la nostra concentrazione proiettando all'esterno le nostre energie e col tempo facciamo esaudire le nostre preghiere.
Questo è un tipo di magia che muove energie naturali per provocare un cambiamento necessario. Per benedire luoghi rituali, per migliorare noi stessi e il mondo in cui viviamo.
La Wicca è una religione che abbraccia anche la magia, se state cercando di praticare magia la wicca non è la risposta adatta a voi.
Il punto focale della Wicca è una unione gioiosa con la Natura (non esistono dei malvagi a cui addossare le colpe dei nostri fallimenti, il wiccan è responsabile delle proprie azioni, che sono in armonia con i propri ideali), una fusione con gli Dei e le Dee e le energie universali che hanno creato tutto ciò che esiste.
La Wicca è una personale e positiva celebrazione della vita
Aspetto qui al confine del sogno Avvolto nelle ombre. L'aria buia sa di notte Così fredda e rigida, e aspetto il mio amore. La luna ha sbiancato le sue lapide. Lei verrà e allora ci accingeremo in questo sciocco mondo Tornati alle tenebre e al richiamo del sangue. E' un gioco solitario, la ricerca del sangue, ma un corpo giovane ha diritto di sognare e io non vi rinuncerei x niente al mondo. La luna ha sbiancato l'oscurità della notte. Resto nell'ombra, a fissare le sue lapide: risorgi mio amore....oh!Risorgi? Ti ho sognata mentre dormivo e l'amore mi è più caro della mia vita... del sangue stesso! Il sole mi ha cercato nella profondità della tomba, più morto di un cadavere eppure sognante..... Poi mi sono svegliato ai vapori della notte e al tramonto mi ha spinto a uscire nel mondo. Da secoli vago solitario nel mondo dispensando un sembiante dell'amore.... un bacio rubato, poi di nuovo nella notte pago della vita e del sangue e al mattino sono soltanto un sogno un corpo freddo che gela sotto una pietra. Ti ho detto che non avrei fatto del male. Sono di pietra per lasciarti in pasto al tempo e al mondo? Ti ho offerto una verità al di la dei sogni mentre tu potevi offrire solo il tuo amore. Ti ho detto che andava tutto bene, e che il sangue aveva un sapore più dolciastro sulle ali della notte. A volte i miei amori si alzano e camminano di notte.... a volte giacciono x sempre sotto di una pietra senza mai conoscere i piaceri del letto e del sangue o la dolcezza di una passeggiata tra le ombre del mondo: e marciscono, invece, in mezzo ai vermi. Oh! amore mio. Sussurravano che eri risorta nel mio sogno. Ti ho aspettata tutta la notte vicino alla tomba. Ma tu non vuoi lasciare il tuo sogno per cercare il mio sangue. Buonanotte amore mio... ti avevo offerto il mondo!
Erzsébet Báthory,
conosciuta anche come Elisabetta Bathory, soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria . Nacque nel 1560 a Nyírbátor un villaggio nel nord-est dell'attuale Ungheria, ma venne allevata nella proprietà di famiglia di Esced in Transilvania (odierna Romania).
La sua famiglia faceva parte delle casate protestanti dell'Ungheria. L'albero genealogico del suo casato comprendeva vari eroi di guerra, un cardinale e un futuro re di Polonia. Nella sua famiglia, a causa della consanguineità (anche il padre aveva sposato una sua cugina), non mancavano malattie al sistema nervoso: molti suoi membri mostravano segni di epilessia, schizofrenia e altri disturbi mentali.
Fin da bambina dà segni di squilibro passando in pochissimo tempo dalla tranquillità alla collera. All'età di circa sei anni fu testimone di un fatto che lasciò su di lei una traccia indelebile: un gruppo di zingari venne invitato nella sua casa per intrattenere la corte; uno di essi venne però condannato a morte per aver venduto i figli ai turchi. Le sue grida lamentose echeggiarono nel castello attirando l'attenzione di Erzsébet, che all'alba fuggì dal castello per vedere la condanna: dei soldati tagliarono il ventre di un cavallo legato a terra, il condannato venne preso e infilato nel ventre, rimase fuori solo la testa, poi un soldato ricucì il ventre del cavallo con il condannato al suo interno. Nel 1571, all'età di 11 anni, si fidanzò con Ferenc Nádasdy, sette anni più grande di lei, e andò a vivere nel castello di Nádasdy di Sárvár nell'Ungheria centrale, presso il confine austriaco. All'età di 13 anni, incontrò un suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettate di aver fomentato una ribellione dei contadini. L'8 maggio 1575 all'età di 15 anni sposò il promesso Ferenc Nádasdy a Vranov nad Topľou (Varanno), presso Prešov, nell'attuale Slovacchia nord-orientale. Al matrimonio fu invitato persino il sovrano del Sacro Romano Impero Massimiliano II che però a causa della lontananza non poté partecipare, ma inviò una delegazione con un costoso regalo di nozze. Il marito, persona crudele e spietata, aveva studiato a Vienna, dove si era dimostrato un buon atleta ma non un bravo studente popolare tra i coetanei; inoltre faceva all'epoca parte di un gruppo di spadaccini noto come il "Terribile Quintetto" e amava torturare i servi, senza però ucciderli: una delle sue torture preferite consisteva nel cospargere di miele una ragazza nuda e lasciarla legata vicino alle arnie delle proprietà. Essendo Nádasdy quasi sempre lontano da casa per combattere i turchi, la responsabilità del castello di Sárvár era affidata ad Erzsébet. Erzsébet amava vestirsi da maschio e verso i 13-14 anni ebbe una figlia illegittima che venne affidata ad un contadino. Nei primi dieci anni di matrimonio non ebbe figli, ma nei nove anni seguenti partorì tre figlie e un figlio. Fu una madre molto protettiva. Per passare il tempo quando il marito era lontano da casa, Erzsébet cominciò a far visite alla contessa Karla, sua zia, e a partecipare alle orge da lei organizzate. Conobbe nello stesso periodo Dorothea Szentes, una esperta in magia nera che incoraggiò le sue tendenze sadiche.
Dorothea e il suo servo Thorko insegnarono a Erzsébet la stregoneria. Ecco cosa scrive in una lettera al marito: « Ho appreso da Thorko una nuova deliziosa tecnica: prendi una gallina nera e la percuoti a morte con la verga bianca; ne conservi il sangue e ne spalmi un poco sul tuo nemico. Se non hai la possibilità di cospargerlo sul suo corpo, fai in modo di procurarti uno dei suoi capi di vestiario e impregnalo con il sangue. » Erzsébet riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera una ragazza di 12 anni, Pola, riuscì a fuggire dal castello con indosso solo una lunga camicia bianca. Venne presa poco dopo e condotta dalla contessa che la costrinse ad entrare in una gabbia cilindrica troppo stretta per sedersi e troppo bassa per stare in piedi. Poi la gabbia venne tirata su tramite delle carrucole e spinta contro dei paletti appuntiti. Il nano al servizio di Erzsébet, Fizcko, manovrò le corde in modo che la gabbia oscillasse e il corpo venne fatto a pezzi. In un'altra occasione, in pieno inverno fece andare nel cortile sotto la sua finestra delle ragazze nude e ordinò di versare acqua sulle sue vittime, che morirono per assideramento. Suo marito non era da meno: una volta ai due sposi venne il sospetto che una serva si fosse finta malata, le fecero così infilare tra le dita dei pezzi di carta impregnati d'olio a cui fu poi dato fuoco; dopo questo fatto ben pochi osarono dichiararsi ammalati. I primi segni della sua pazzia si palesarono sulle sue serve, punite sempre più duramente per i loro errori. Apprezzò sempre più la vista e il sapore del sangue, di cui si serviva anche per delle abluzioni: era convinta di poter acquisire gioventù ed immortalità bagnandosene il corpo. Si pensa che abbia cominciato a uccidere nel periodo tra il 1585 e il 1610. Il marito e i parenti sapevano delle sue inclinazioni sadiche, ma non intervennero. Cominciò a torturare giovani contadine, poi anche le figlie della piccola nobiltà.
Quando le denunce arrivarono alla Chiesa cattolica, l'imperatore Mattia II intervenne ordinando un'indagine sulla nobildonna.
Gli inviati dell'imperatore colsero sul fatto la Báthory mentre torturava alcune ragazze; fu incriminata e murata viva nella sua stanza con un foro per ricevere il cibo. Morì quattro anni più tardi.
Altre quattro persone, tra cui la fedelissima Ilona e l'amante Lazslo, un esponente della piccola nobiltà locale, suoi complici furono condannati e giustiziati.
Non è mai stato chiarito il numero esatto delle sue vittime, ma dai suoi diari e i suoi appunti emergono 650 nomi accuratamente trascritti. Questo farebbe di lei la più efferata e prolifica serial killer della storia.
La sua storia sfuma nella leggenda ed è condita di tradizioni popolari.
Erzsébet Báthory è infatti diventata un personaggio di culto dell'immaginario vampiresco, quanto il celebre principe Vlad III Dracula di cui fu anche parente.
Le fate rappresentano l'infantilità contenuta nel
cuore e nell'anima di ciascuno di noi...
Esse rappresentano il mistico, il magico, il gioco ed il divertimento...
Esse ci dicono che non abbiamo bisogno di diventare adulti...
abbiamo solo bisogno di crescere...
Non c'è bisogno di seguire un percorso spirituale particolare per credere nelle fate...
c'è solo bisogno di avere un cuore che possa amare...
aver anche solo una volta nella vita espresso il desiderio ad una stella cadente...
" ...ritrovo qui il mio mondo incantato, il mio luogo magico,
l a mia terra per sognare con la poesia,
l'immagine, il racconto e la fiaba "
" poichè l'anima di colui che possiede la capacità di sognare non muore,
sa volare e sa raggiungere l'infinito ..."
Inno alle fate
Dai luoghi selvaggi venite, o fate,
e per qualche istante a questa terra badate;
venite danzando dall’irreale collina
per risvegliare il potere e compiere la volontà divina :
nel mio giardino gioite e danzate,
possa la sua terra pullulare di fate !
Erbe, fiori, piante del giardino,
liberate ogni spirito divino!
Brillino ovunque sfere di luce fluttuanti,
dalla Terra degli Elfi belle e lucenti.
Fate, accogliete il patto che vi detto,
di onorarvi e trattarvi con rispetto!
Elfi della notte, i miei occhi incantate,
che di veder mi sia dato ..
con luna o sole il vostro aspetto fatato;
per questa magia e questo segno
io vi prego, favorite il mio disegno...
(dal manoscritto di Sarah Greaves)
Ho scandagliato il fondo degli oceani
palmo a palmo
con il tuo viso nascosto tra le pieghe
della mia memoria
per trovarti, per abbracciarti,
e respirare l’alito del tuo cuore
prima che la notte mi ingoiasse
prima di cadere vittima tra le fauci
del dolore e del dubbio…
ho volato al di la dell’orizzonte
ma l’isola della pace era sprofondata
tra le nebbie del tempo
e non trovai che resti del nostro sogno
prigionieri di un relitto…
ho vagato nei deserti più aridi per portare
acqua all’arsura del mio tormento
ma tu non c’eri a bagnare le mie labbra…
ho donato i nostri ricordi ad una farfalla
e ora so che tu sai quanto t’amo
e quanto t’ho amato…
chiudo gli occhi e lascio che ella
giunga a te, oltre cieli
e terre d’oro…
sorvolando il mare.
Farò della mia anima uno scrignoper la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
~ Kahlil Gibran ~
Se di notte, mentre dormite, vi sentite chiamare tre volte, non vi allarmate sono le janas che vi hanno scelto.Janas
Vi porteranno a vedere i tesori che custodiscono e se sarete onesti e non tenterete di rubare, sarete per sempre ricompensati, altrimenti tutto quello che toccherete si trasformerà in cenere e carbone.
Le janas sono un piccolo popolo.
Sono minute, alte poco più o poco meno di un palmo.
Vestono di rosso vivo, hanno il capo coperto da un variopinto fazzoletto, ricamato con fili d'oro e d'argento e portano pesanti collane d'oro lavorato.
Dicono che siano molto belle ed il loro corpo sia evanescente, luminoso, a volte tanto luminoso da abbagliare.
Chi le ha viste da vicino giura che la loro pelle e delicatissima e che hanno lunghissime unghie capaci di scavare la roccia.
Di giorno non escono mai poichè il sole, per quanto pallido, le scotterebbe facendole morire.
Qualcuno le chiama fate, qualcuno streghe, ma sono entrambe le cose, dipende solo da noi: se le capiamo sono fate, se le cacciamo sono streghe.
Abitano in piccole grotte sui costoni delle alture sarde; le case delle fate sono conosciute come domus de janas.
Dentro ogni cosa e a misura di jana: il mobilio, i suppellettili, tutto.
Se vi capita di girovagare per le strade sarde guardatevi attorno, ogni collina può nascondere una o più di queste dimore incantate, magari dietro un arbusto o sotto un masso appena scostato, cercate con calma e senza pregiudizi e le troverete.
La loro vita la trascorrono in gran parte a filare il lino, a tessere, ovviamente su telai d'oro e a cucire stoffe preziose che trapuntano con fili d'oro e d'argento.
Di notte, quando è luna piena, stendono i panni sui prati ad asciugare.
A Cabras, quando c'era la luna piena, scendevano dalle montagne a chiedere il lievito per fare il pane. Era l'unico modo per far lievitare il loro pane perchè si dice che il lievito che vede la luna, e quello delle janas lo vedeva, non puo lievitare.
La notte scendono nelle case degli uomini, si accostano alle culle e a volte cambiano l'intensità della loro luce.
In tal modo stabiliscono il destino del bambino.
Nessuno sa come decidano se un bambino sarà fortunato o meno, ma è certo che lo facciano.
Le janas sono cattive con chi le vuole truffare.
A Monte Mannai, vicino
Macomer, una jana ballava felice con gli uomini, ballava su ballu tundu (il ballo Tondo) al suono delle launeddas.
Passava di ballerino in ballerino, sempre più velocemente finchè non sentì la voce delle sue compagne cantare:
sos buttones ti chirca. (I bottoni cerca)
Chircadì sos buttones. (Cercati i bottoni)
Tutto si fermò, la jana si guardò il corpetto e vide che le avevano rubato i preziosi bottoni di filigrana.
Da quel giorno non si videro più fate in quella zona.
Andarono via offese e amareggiate dall'avidità e dalla malizia degli uomini.
Oggi le janas non bisogna disturbarle.
Sono diventate sempre piu schive e dovete aspettare che siano loro a cercarvi.
Fate finta di dormire e ad occhi socchiusi le vedrete volteggiare sopra di voi.
E' Mezzanotte...
Ora consacrata delle Streghe,
momento eterno di riti oscuri,
di pulsioni notturne senza fine...
E' Mezzanotte,
l'ora in cui le Nera Danza del Sabba infuria,
in antichi cerchi di pietre, in foreste sussurranti,
in templi senza nome, mai dimenticati da coloro che sanno...
E' Mezzanotte,
l'ora oscura in cui i sogni degli umani prendono vita,
in cui gli incubi assumono reale consistenza,
l'ora in cui i Vampiri, la Stirpe di Caino, sono a caccia...
E' Mezzanotte...
le imposte sono sbarrate al canto del Lupo e dello Sciacallo,
al richiamo del Gufo e del Corvo,
al lamento degli spettri e dei Mannari...
i cuori degli umani tremano a Mezzanotte...
mentre strane luci illuminano il buio e strane voci parlano nel vento...
E' Mezzanotte,
strane ed arcane porte si aprono su mondi stregati...
e Coloro che abitano il buio tornano alla vita.
Allo scoccare della Mezzanotte.
Ora consacrata delle Streghe,
momento eterno di riti oscuri,
di pulsioni notturne senza fine...
E' Mezzanotte,
l'ora in cui le Nera Danza del Sabba infuria,
in antichi cerchi di pietre, in foreste sussurranti,
in templi senza nome, mai dimenticati da coloro che sanno...
E' Mezzanotte,
l'ora oscura in cui i sogni degli umani prendono vita,
in cui gli incubi assumono reale consistenza,
l'ora in cui i Vampiri, la Stirpe di Caino, sono a caccia...
E' Mezzanotte...
le imposte sono sbarrate al canto del Lupo e dello Sciacallo,
al richiamo del Gufo e del Corvo,
al lamento degli spettri e dei Mannari...
i cuori degli umani tremano a Mezzanotte...
mentre strane luci illuminano il buio e strane voci parlano nel vento...
E' Mezzanotte,
strane ed arcane porte si aprono su mondi stregati...
e Coloro che abitano il buio tornano alla vita.
Allo scoccare della Mezzanotte.
di Lord Kane Fenris
Camminano lungo il fiordo tenendosi la mano,il vento agita i loro capelli,
i loro piedi l'erica calpestano.
Camminano lungo il fiordo innamorati.
Solo il vento ode le loro promesse,
solo il sole di settembre vede i loro occhi splendenti.
Il sole tramonta.
Tinte pastello esplodono nel cielo,
candide e gelide stelle trapuntano la notte.
Pallida luna illividisce le onde laggiù,
sotto al fiordo nella spuma si infrangono i flutti
nel fiordo si tengono per mano, candidi baciati dalla luna.
di Gabrielle de Lioncourt
PLUMCAKE ALLO YOGURT
Ingredienti per 8 persone
1 vasetto di yogurt - 1 vasetto d’olio di semi - 3 vasetti di farina
- 3 vasetti di zucchero - 3 uova - 1 bustina di lievito - burro
e farina per lo stampo - 1 scorza d’arancia grattugiata
![]()
Amalgamare tutti gli ingredienti con una frusta per
evitare che si formino grumi.
Aromatizzare a
piacere con scorza di arancia o di limone grattugiata.
Infornare nello stampo da plumcake ben imburrato
e infarinato per circa 50 minuti a 200° C.
Il numerodi vasetti di zucchero può essere diminuito a due,
così per le uova, ma con 3 vasetti la torta è più buona.
LACRIME NERE
Ho pianto,
una lacrima è caduta
sullo specchio…
La superficie si è increspata,
ed è riemerso
il sogno nascosto dietro i miei gesti…
il sogno
di occhi che non potranno mai avere i miei,
il sogno
di un bacio che non toccherà mai la mia anima,
il sogno
di dita che non sfioreranno mai il mio corpo…
Ho pianto ancora,
un’altra lacrima
è caduta
sullo specchio…
la superficie si è increspata ancora,
ed è emerso
l’angelo nero
che voi chiamate dolore…
non ho potuto,
forse non ho voluto,
dirgli di no…
lui è dentro me…
Ora cammino a piedi nudi,
in una valle fredda e oscura,
dove la neve è cenere
e nella nebbia
vagano sogni perduti,
demoni,
che un tempo,
erano angeli…
MAGICA NOTTE
di Lestat
perché non posso essere tua
magica notte!
Voglio essere tua
devi essere mia
voglio respirare i tuoi profumi
voglio drogarmi delle tue essenze
sarò mai tua?
O sarò per sempre prigioniera del sole?
Voglio ascoltare le tue storie
voglio esplorare le tue ombre
rendimi partecipe di te
voglio essere parte di te
voglio diventare tua figlia
mandami una tua creatura
principe della notte
cosi potrò assaporare il sangue della notte
di Lestat
Magica la notteperché non puoi essere mia
perché non posso essere tua
magica notte!
Voglio essere tua
devi essere mia
voglio respirare i tuoi profumi
voglio drogarmi delle tue essenze
sarò mai tua?
O sarò per sempre prigioniera del sole?
Voglio ascoltare le tue storie
voglio esplorare le tue ombre
rendimi partecipe di te
voglio essere parte di te
voglio diventare tua figlia
mandami una tua creatura
principe della notte
cosi potrò assaporare il sangue della notte
non lasciarmi schiava del sole.
IL VAMPIRO
da "I Fiori del male"
di Charles Baudelaire
Tu che t'insinuasti come una lama
Nel mio cuore gemente; tu che forte
Come un branco di demoni venisti
A fare, folle e ornata, del mio spirito
Umiliato il tuo letto e il regno-infame
A cui, come il forzato alla catena,
Sono legato; come alla bottiglia
L'ubriacone; come alla carogna
I vermi; come al gioco l'ostinato
Giocatore, - che tu sia maledetta!
Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
Di conquistare la mia libertà;
Ed il veleno perfido ho pregato
Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
Ed il veleno, pieni di disprezzo,
M'han detto: "Non sei degno che alla tua
Schiavitù maledetta ti si tolga,
Imbecille! - una volta liberato
Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
Tu faresti rivivere il cadavere
Del tuo vampiro, con i baci tuoi!"
Le Origini delle Fate
La mitologia norvegese racconta che le larve che uscirono dal cadavere del gigante Ymir si trasformarono in Elfi della luce ed Elfi delle tenebre.
Gli Elfi della luce, che vivono nell'aria, sono creature buone e felici; gli Elfi delle tenebre, i cui domini sono sottoterra, sono di carnagione scura e cattivi, e hanno influssi malefici.
La versione islandese, invece, dice che Eva stava lavando i suoi figli in riva al fiume, quando Dio le parlò.
Piena di paura e di sgomento Eva nascose i bambini che non aveva ancora lavato.
Dio le chiese se tutti i suoi figli fossero lì: Eva rispose che c'erano tutti.
Dio allora dichiarò che quelli che aveva nascosto a lui, sarebbero stati nascosti agli uomini.
Questi bambini occultati diventarono gli Elfi e le Fate e nei paesi scandinavi furono noti come popolo di Huldre.
Le fanciulle Huldre sono eccezionalmente belle, ma hanno lunghe code di mucca oppure hanno un bell'aspetto ma dietro son cave: perpetuano quindi l'inganno della loro origine.
Altrove si crede che le Fate siano angeli caduti oppure i morti pagani, non abbastanza buoni per il paradiso e non abbastanza cattivi per l'inferno, obbligati a vivere per l'eternità "a metà strada" nelle regioni del crepuscolo, cioè nel Regno di mezzo.
Nel Devon, per esempio, si ritiene che i folletti dispettosi siano le anime dei bambini non battezzati.
Il Termine Fata
Il termine Fata deriva dall'antico "faunoe o fatuoe" che nella mitologia pagana indicava le compagne dei fauni, creature dotate del potere di predire il futuro e di soprassedere agli eventi umani.
La denominazione di Fata deriva anche da "fatica", parola che nel medioevo fu sinonimo di "donna selvatica" cioè donna dei boschi, delle acque e, in genere, del mondo naturale.
Le Fate sono esseri soprannaturali dotati di potere magico grazie al quale possono cambiare aspetto e farlo cambiare agli altri.
Frequentano caverne, rocce, colline, boschi e sorgenti; sono pronte a correre in aiuto degli innocenti e dei perseguitati: riparano torti, vendicano offese, ma possono anche essere maligne e vendicative.
Secondo la tradizione si vuole che presenzino alla nascita degli uomini per conferire loro doni particolari e influenzarne l'esistenza in modo benevolo o malevolo.
Quello delle Fate è un mondo d'incanti cupi, di bellezza affascinante, d'incredibile bruttezza, di superficialità incallita, di spirito, malizia, gioia e ispirazione, di terrore, riso e tragedia.
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